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18 agosto 2009

Addio a Fernanda Pivano



Intervista a Fernanda Pivano
di Luigia Sorrentino

All’inizio degli anni ‘40, in piena epoca fascista, Cesare Pavese le propose la traduzione dell’Antologia di Spoon River . Un libro considerato scandaloso per quei tempi, che divenne, con la pubblicazione, un grande successo editoriale. Che cosa la convinse, in particolare, di quel libro?
Cesare Pavese mi consegno’ l’ Antologia di Spoon River subito dopo essere ritornato dal confino dove era stato inviato per attivita’ antifascista: sembrava un fantasma. A proposito: non e’ vero che gli intellettuali andavano in vacanza al confino. (cfr. la seconda parte dell’intervista che il presidente del governo italiano Silvio Berlusconi concesse alla “Voce di Rimini” e al settimanale inglese “The Spectator”, che fu pubblicata l’11 settembre del 2003, in cui Berlusconi affermava: «Mussolini non ha mai ammazzato nessuno. Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino». ) Per un anno e mezzo Pavese aveva mangiato solo pane, ringraziando Iddio, quando ce l’aveva il pane! E dal momento che gli avevano tolto anche i diritti civili, quando torno’ in Italia non poteva più insegnare nelle scuole pubbliche, e allora mi disse: “Perché non provi a guadagnarti da vivere con questo libro?” Mi sembrava un affare spericolato tradurre Spoon River… Gli risposi che non ero capace … ma lui insisteva – come era Pavese che insisteva sempre – e allora io dissi: “Va bene.” Presi in mano il libro, lo aprii a caso, come si fa in questi casi, e la prima poesia che mi capitò sotto gli occhi fu Francis Turner: “Io non potevo né correre né giocare/ quando ero ragazzo./ Quando fui uomo potei solo sorseggiare dalla coppa,/ non bere -/ perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato. / Eppure giaccio qui/ consolato da un segreto che solo Mary conosce:/ c’è un giardino di acacie, /di catalpe, e di pergole dolci di viti -/ là in quel pomeriggio di giugno/ al fianco di Mary -/ mentre la baciavo con l’anima sulle labbra / l’anima d’improvviso mi fuggì via.”

Signori e signore, è facile dire che sono stata una bella cretina se mi sono innamorata di questa poesia… Può darsi che fossi una bella cretina. Bella magari è vero! Cretina non ne sono sicura… Fu una specie di sfida con la vita: a me piaceva tanto quell’uomo che si fece volar via l’anima per baciare una ragazza!

Fra i poeti della Beat Generation che ha conosciuto e frequentato negli Stati Uniti – William Burroughs, Allan Ginsberg, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso – chi ha amato di più?
Kerouac. Era un grosso genio, ha inventato tutto. Io una volta gli ho detto: “Ma perché sei cosi’ disperato? Che cosa vorresti? Cos’e’ che vuoi per non essere piu’ cosi’ disperato?”
” Voglio che Dio mi mostri il suo volto!” mi rispose lui.

Il mio primo incontro con Kerouac e’ stato a San Francisco. Avevano fatto un reading alla galleria Six e c’era questo gruppo di poeti che adesso sembra l’uovo di colombo ma che allora non ci si pensava… c’era Ginsberg, che ha letto per la prima volta l’Urlo. Ed era stato una specie di glorioso trionfo questo Urlo, era l’inizio di una storia che ha cambiato il mondo.

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permalink | inviato da visionidiblimunda il 18/8/2009 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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BLOGGER CONTRO OGNI FORMA DI FASCISMO E RAZZISMO
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“Ho sempre sentito dire che i santi sono necessari alla nostra salvezza,
Loro non si sono salvati
Chi te l'ha detto?
E' quello che sento dentro di me
Cosa senti tu dentro di te?
Che nessuno si salva, che nessuno si perde
E' peccato pensare così
Il peccato non esiste, c'è solo morte e vita
La vita è prima della morte
Ti sbagli, Baltasar
la morte viene prima della vita, è morto chi siamo stati, nasce chi siamo, è per ciò che non moriamo per sempre [...] noi non sappiamo abbastanza chi siamo, eppure siamo vivi, 
Blimunda, dove hai imparato queste cose?
Sono stata ad occhi aperti nel ventre di mia madre, da lì vedevo tutto”
[Saramago, Memoriale del convento]

Quando Blimunda, la magnifica protagonista delle pagine di Saramago, è a digiuno riesce a vedere dentro le cose.
Perchè Blimunda sa che la veggenza è un dono inconsapevole. Blimunda osserva e ascolta, come un’anima antica vede. E sa che la morte e la vita sono legati come il declino e l’amore. Il dono di Blimunda nel post-moderno è paradossalmente il racconto di quello che non c’è, osservando e raccogliendo “immagini altre” per fermare l’inevitabile: la fine di tutte le cose. E chissà come saranno le immagini viste e quelle sognate o desiderate. Saranno a tratti potenti e sovente melanconiche. Il digiuno di Blimunda è qui inteso metaforicamente come ricerca della verità...una sottrazione costante, impietosa.  La verità è un fondo neutro dove le immagini restano intatte senza essere intaccate dal Chronos saturnino oppure...oppure ci sono delle soglie che aspettano di essere varcate. Coltiverò questo spazio come fosse un giardino, il mio.

Siete i benvenuti!


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GOYA- Il sonno della ragione genera mostri

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Pollici divini, aiutatemi
A scolpire queste fronti sfuggenti,
queste orecchie tese di metallo,
queste guance gonfie di rose,
e queste bocche che si ritraggono
al tocco delle mie dita.
La bottega danza e si espande,
sconcertante gioco al massacro.
Siate rocce, siate la frase
Che trema sulla bocca di un uomo
Che vacilla nel suo pensiero.
[Antonin Artaud, Bottega dell’anima]
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KAURISMAKI- CRIME AND PUNISHMENT



ANNA MAGNANI



ANTONIN ARTAUD



GIORDANO BRUNO



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LUDWIG WITTGENSTEIN



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BERGMAN- FANNY E ALEXANDER



ERACLITO



JOYCE LUSSU



JACQUES LACAN



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BERGMAN- IL SETTIMO SIGILLO



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