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18 ottobre 2008

Sosteniamo Saviano



Il progetto "Una foto per Saviano" si è concretizzzato: gli allievi delle sezioni di grafica pubblicitaria del Mattei, coordinati dal prof. Emanuele Abbate, hanno ricostruito il volto di Roberto Saviano mediante la composizione ed il ritocco di circa mille foto di cittadini casertani che hanno voluto contribuire offrendo il proprio volto. E' apparso così a Caserta in via Settembrini il secondo manifesto pubblicità-progresso, commissionato dall' Amministrazione Provinciale. Roberto Saviano ha inviato una mail al prof. Emanuele Abbate dichiarandosi sinceramente commosso.

Grazie ai sostenitori di Saviano dai quali abbiamo appreso la notizia

***

soundtrack: LUCIARIELLO - CAPPOTTO DI LEGNO




26 maggio 2008

Gomorra, di Matteo Garrone

   

Gomorra non è stata distrutta per l’empietà dei suoi abitanti. Gomorra è uno spazio fisico ben preciso. Una specie di non-luogo se invece si tengono presenti tutte le trame fuori fuoco. Che vive respira e si ciba di tutto quello che può annientare. Una provocazione evidente in cui gioca un microcosmo che non conosce pietà. E’ una rete fitta e oscura, idiota, per certi versi, come il potere che cerca di nascondersi e vive delle miserie altrui, nauseabondo e bulimico fino allo spasmo; mitica come l’immagine di boss-imprenditori che costruiscono la propria fortuna sull’idea di forza e di violenza. Che Gomorra sia sinonimo di Camorra, lo si capisce fin dall’esordio del film di Matteo Garrone, nelle sale dal 16 maggio e portato avanti con la co-sceneggiatura di
Roberto Saviano (il giovane autore del libro omonimo). Libro visionario sebbene realistico, e film altrettanto potente e lacerante. Il rigore dei fatti nella scrittura di Saviano, viene fedelmente riportato da Garrone nella narrazione filmica, con una sferzata di colpi finali, ce ne fosse bisogno, con vere e proprie cifre da capogiro. Sono carica di aspettative quando entro nella sala per assistere alla proiezione; penso di come sia difficile un’operazione del genere: rendere un libro così bello e terrificante come quello di Saviano, in 135 minuti. Mi è sembrato di vederla quella lingua di terra infetta, non ancora in peritonite di cui parla Saviano, mi è sembrato di assistere a quelle esistenze che rimangono appese ad un destino casuale e beffardo. Quelle vite di bambini che vengono massacrate, costantemente. E quegli altri corpi, tutti uguali, stipati come aringhe in scatola. L’atmosfera del film è da subito livida, al neon, ma non si scorge alcuna radiografia evidente se non l’efferatezza del sangue che arriva sempre come uno schiaffo. Garrone è un maestro di incisione e come tale rompe gli indugi a pietismi o tentativi di salvezza. Non ci sono moniti allo Stato e nemmeno si sente il bisogno di decretarne l’assenza. Lo Stato è semplicemente un figurante, una comparsa che accetta di stare ferma. La provincia di Napoli e tutto ciò che da essa si riverbera vivono invece di sostanza propria. L’architettura e la fatiscenza dell’abitato rappresenta bene la struttura del Sistema. Tanti piani dello stesso inconscio collettivo che si scorgono solo dall’alto. E si possono controllare tutti. Spaccio di droga a cielo aperto, matrimoni ad un altro piano e invisibilità del potere camorristico che ti entra fino nell’intimità e ti tiene al collo, nella normalità. Certo perché dev’essere una norma, seppure perversa, se in Italia esiste un’economia delle mafie che fattura più di centocinquanta miliardi di euro l’anno. Se ci sono organizzazioni che hanno ammazzato in meno di trent’anni più di diecimila persone. Eppure non c’è solo la provincia napoletana coinvolta nella Gomorra di Saviano e Garrone. C’è invece la connivenza tentacolare di tanta Italia per bene che vive sopra lo sfruttamento del lavoro minorile, sopra lo smaltimento dei rifiuti, sopra un’infinità di marciume che, siccome nascosto, non sembra faccia così notizia. Non sono storie straordinarie quelle raccontate, bensì quotidianità stravolte dal mito del comando e del controllo che degenera nei vizi del potere. Sono ragazzini in guerra tra di loro che crescono solo per emulare tristemente i propri miti. Non possono smontarli, loro. Non da soli. E non possono sapere quanto è grande e avvolgente Gomorra. A questo ci pensano la tenacia di Saviano e la visione di Garrone che li fanno apparire in tutta la loro miseria e pericolosità. Li fanno apparire nella loro verità, senza fronzoli né folclore. E li fanno puzzare anche, di un olezzo spaventoso di morte che sembra mischiarsi con la pellicola.
***
Pubblicato anche qui e qui


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BLOGGER CONTRO OGNI FORMA DI FASCISMO E RAZZISMO
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“Ho sempre sentito dire che i santi sono necessari alla nostra salvezza,
Loro non si sono salvati
Chi te l'ha detto?
E' quello che sento dentro di me
Cosa senti tu dentro di te?
Che nessuno si salva, che nessuno si perde
E' peccato pensare così
Il peccato non esiste, c'è solo morte e vita
La vita è prima della morte
Ti sbagli, Baltasar
la morte viene prima della vita, è morto chi siamo stati, nasce chi siamo, è per ciò che non moriamo per sempre [...] noi non sappiamo abbastanza chi siamo, eppure siamo vivi, 
Blimunda, dove hai imparato queste cose?
Sono stata ad occhi aperti nel ventre di mia madre, da lì vedevo tutto”
[Saramago, Memoriale del convento]

Quando Blimunda, la magnifica protagonista delle pagine di Saramago, è a digiuno riesce a vedere dentro le cose.
Perchè Blimunda sa che la veggenza è un dono inconsapevole. Blimunda osserva e ascolta, come un’anima antica vede. E sa che la morte e la vita sono legati come il declino e l’amore. Il dono di Blimunda nel post-moderno è paradossalmente il racconto di quello che non c’è, osservando e raccogliendo “immagini altre” per fermare l’inevitabile: la fine di tutte le cose. E chissà come saranno le immagini viste e quelle sognate o desiderate. Saranno a tratti potenti e sovente melanconiche. Il digiuno di Blimunda è qui inteso metaforicamente come ricerca della verità...una sottrazione costante, impietosa.  La verità è un fondo neutro dove le immagini restano intatte senza essere intaccate dal Chronos saturnino oppure...oppure ci sono delle soglie che aspettano di essere varcate. Coltiverò questo spazio come fosse un giardino, il mio.

Siete i benvenuti!


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Brava jj...sei guarita!

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GOYA- Il sonno della ragione genera mostri

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Pollici divini, aiutatemi
A scolpire queste fronti sfuggenti,
queste orecchie tese di metallo,
queste guance gonfie di rose,
e queste bocche che si ritraggono
al tocco delle mie dita.
La bottega danza e si espande,
sconcertante gioco al massacro.
Siate rocce, siate la frase
Che trema sulla bocca di un uomo
Che vacilla nel suo pensiero.
[Antonin Artaud, Bottega dell’anima]
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Avete incontrato
o incontrerete qui....
tra le altre cose:


KAURISMAKI- CRIME AND PUNISHMENT



ANNA MAGNANI



ANTONIN ARTAUD



GIORDANO BRUNO



GILLES DELEUZE



LUDWIG WITTGENSTEIN



C.TH. DREYER



EDITH STEIN



BERGMAN- FANNY E ALEXANDER



ERACLITO



JOYCE LUSSU



JACQUES LACAN



LUCE IRIGARAY



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ANTONIO GRAMSCI



DREYER- ORDET



ALEKSANDR SOKUROV



BERGMAN- IL SETTIMO SIGILLO



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Sto leggendo:


PIETRO VERRI- LE OPERE



CVETAEVA- DESERTI LUOGHI



GROSSMAN- COL CORPO CAPISCO



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